CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA

CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE Sabato 15 ottobre ROMA – ore 14

VIII CONGRESSO


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MATERIALE DEL PROSSIMO CONGRESSO DI RIFONDAZIONE. Per chi volesse saperne di più cliccare QUI


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MANIFESTAZIONE 16 OTTOBRE ROMA

sabato 28 gennaio 2012

Dichiarazione di Ezio Locatelli sugli arresti dei manifestanti No Tav

Dopo la militarizzazione della Val di Susa si è deciso di attuare la criminalizzazione di qualsiasi forma di resistenza alla distruzione di un intero territorio relativamente alla realizzazione di un’opera dissennata e speculativa qual è la Tav. Il vero obbiettivo delle quaranta misure cautelari nei confronti di altrettanti attivisti No Tav è quello di mettere al palo il movimento No Tav in Val di Susa e di far fuori la rete di solidarietà che intorno a questo movimento si è andato costituendo in tutta Italia. Fra le persone oggetto di avviso di garanzia e di provvedimento cautelare Andrea Vitali, responsabile organizzativo Prc di Torino a cui va la nostra piena solidarietà. La migliore risposta che possiamo e dobbiamo dare a questa dimostrazione di forza è di rilanciare una mobilitazione di massa, politica, pacifica. Sabato pomeriggio Rifondazione Comunista sarà in piazza a Torino insieme al movimento antitav della Val di Susa.

Ezio Locatelli
segretario provinciale di Rifondazione Comunista-Fds Torino 

I compagni di RPS eletti in Direzione Nazionale

L'area politico-culturale Rifondazione per la Sinistra potrà contare sui seguenti compagni eletti in Direzione Nazionale:

Antonietta BOTTINI,
Roberta FORTE,
Damiano GUAGLIARDI,
Rosa RINALDI,
Augusto ROCCHI,
Linda SANTILLI,
Raffaele TECCE,
Stefano ZUCCHERINI.

Sono inoltre invitati di diritto i compagni:

Antonio D'ALESSANDRO,
Ezio LOCATELLI,
Francesco LUCAT,
Antonio MAROTTA,
Gianluca SCHIAVON,
Rocco TASSONE.

giovedì 26 gennaio 2012

Giù le mani dall'acqua! Odg approvato dal CPN

Dopo le dichiarazioni velenose contro il referendum, definito addirittura un imbroglio da parte di esponenti dell’esecutivo in carica, il governo Monti tramite l’imminente decreto sulle liberalizzazioni vuole rendere impossibile la gestione dell'acqua e dei servizi pubblici locali a rilevanza economica da parte di aziende speciali o soggetti di diritto pubblico.
Con l’art. 20 (“Aziende speciali e istituzioni”) – che sembra scritto direttamente da Acea, A2A, Hera, Iren e dagli altri gestori privati e dai loro alti consulenti - si attacca proprio il risultato ottenuto dal primo quesito referendario sui servizi pubblici locali che, come da disciplina comunitaria, aveva eliminato l'obbligatorietà della gara e della riduzione della partecipazione pubblica rendendo possibili le gestioni dirette degli enti locali anche attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
Si dichiara infatti che le aziende speciali possono intervenire solo “per la gestione di servizi diversi dai servizi di interesse economico generale” (mantenendo artatamente il servizio idrico integrato entro questa categoria) e le si assoggetta per la prima volta al patto di stabilità interno.
In questo modo anche l'acqua verrebbe gestita necessariamente da società per azioni o attraverso gara o per affidamento diretto.
E’ un atto violento che vanifica il risultato del referendum e i 27 milioni di voti in favore dell’acqua pubblica e di una diversa gestione dei servizi pubblici locali.
E’ un atto scellerato contro la scelta di ripubblicizzazione compiuta dal comune di Napoli. Modello nazionale e ottimo esempio di governo cittadino di cui facciamo orgogliosamente parte.
Alla luce di questi fatti,
il CPN di RIFONDAZIONE COMUNISTA
impegna il Partito tutto a:
* Firmare e far girare il più possibile l’appello “Giù le mani dall'acqua e dalla democrazia!” promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
* promuovere mobilitazioni sui territori contro questa scelta che conferma ulteriormente l’impianto liberista di un governo che non è espressione di un voto popolare
* invitare tutt* ad esporre nuovamente le bandiere dell'acqua, alle quali affiancare le nuove bandiere della campagna di Obbedienza Civile, nella quale è scritto chiaramente "il mio voto va rispettato"
* nelle giornate del 18 e19 gennaio, a ridosso dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del Decreto che contiene l'affossamento dei referendum, organizzare, insieme alle altre forze che si oppongono a questo disegno, iniziative di visibilità nei punti centrali delle città
* Ad avanzare atti e mozioni tramite i rappresentanti negli enti locali in favore della difesa del risultato referendario
* A caratterizzare dei contenuti in favore dell’acqua pubblica e contro le scelte del governo la giornata del 20 gennaio, quando a Roma si terrà un vertice tra Merkel, Sarkozy e Monti, i tre principali responsabili della speculazione finanziaria sui titoli di stato europei e della demolizione dei sistemi di protezione sociale, del welfare e dei diritti dei lavoratori in Europa.

La Segreteria nazionale - approvato

CPN 14-15 gennaio: l'intervento di Gianluca Schiavon

Il declassamento da parte delle agenzie di raiting di tutti i Paesi europei a eccezione di Germania e Gran Bretagna drammatizza una crisi economico-finanziaria già molto difficile. La bocciatura invece che apparire l’ennesima sconfitta delle politiche liberiste in ogni variante giustificherà l’ennesimo attacco alla stato sociale e ai beni comuni. E il blocco sociale al potere in Germania si candida a sferrare questo attacco. Si tratta di un affondo alle democrazie di tutti i Paesi dell’UE con la costituzionalizazione del vincolo di pareggio di bilancio, con la perdita del potere sulle politiche di spesa da parte dei Parlamenti a beneficio di organismi tecnici ai quali viene demandato un giudizio preventivo sulle leggi finanziarie. Non si può negare quindi che questa UE stia modificando il suo profilo da a-democratico a antidemocratico. L’iper-liberismo economico non si coniuga più con un atteggiamento liberale nei diritti della persona, ma stabilmente con pulsioni populiste, reazionarie e xenofobe. Un esempio ci viene dall’Ungheria dove un capo di governo Viktor Orban, vicepresidente del Partito popolare europeo, adotta una legge contro la libertà di stampa e le minoranze linguistiche e religiose. Prima dell’Ungheria erano state ‘sdoganate’ al governo posizioni simili in Polonia coi gemelli Kaczynski (capo dello Stato e del governo) e in Austria con George Heider. In questa fase il primo compito del Partito e FdS è quindi contrastare le posizioni di coloro che individuano questa Europa e le sue istituzioni come fonte di modernizzazione politica, economica e sociale. Questa Europa è portatrice di un’ideologia retriva che Mario Monti ha ben sintetizzato nell’elogio delle ricchezza fatto in diretta televisiva. Ricchezza non vista come prodotto del lavoro, ma come sfruttamento delle risorse o rendita finanziaria o immobiliare. La campagna contro l’Europa dei banchieri e dei burocrati e per un Europa della democrazia e dei popoli va costruita su due versanti: uno per il rilancio dell’economia reale contro la finanza e uno per lo stato sociale e i beni comuni. Sul primo dobbiamo trovare alleati nel Sindacato per il rilancio di politiche industriali con produzioni a maggior valore aggiunto e compatibili con l’ambiente. Sul secondo dobbiamo lanciare un movimento di enti locali contro l’Europa delle privatizzazioni. In questo quadro credo sia prioritario sostenere l’assemblea del 28 gennaio lanciata dal Sindaco di Napoli, per la rete dei Comuni per i beni comuni. Non sfuggono i limiti dell’iniziativa: perché andrebbe precisata un po’ la nozione di bene comune, perché si scorge talvolta in De Magistris una pulsione anti-partito e quindi personalistica. Con tutti questi limiti però si tratta di un impegno necessario perché sui Comuni si stanno scaricando tutte le nuove imposte e tutti i tagli: dal welfare, ai trasporti pubblici, ecc. L’ultima proposta da mettere in campo riguarda le giovani generazioni perché l’abilità della Fornero dopo la contro-riforma pensionistica è riaprire lo scontro generazionale tra lavoratori ‘privilegiati’ e giovani precari senza diritti.

CPN 14-15 gennaio: l'intervento di Linda Santilli

La relazione che ha fatto ieri il segretario ci offre degli spunti di riflessione che non tentano di semplificare il quadro generale in cui siamo collocati ma al contrario colgono la complessità e tutta la problematicità con cui ci dovremo misurare nel prossimo futuro.
Questo approccio problematico non corrisponde necessariamente a ciò che anche nel nostro partito spesso pare essere una tentazione che va nella direzione opposta, rassicurante, che, semplificando, è più o meno la seguente: si è squadernato l’ordine degli schieramenti e degli interessi in campo, le grandi oligarchie finanziarie da una parte con la complicità della maggioranza della sinistra politica italiana, i lavoratori, i pensionati, gli sfruttati dall’altra. D’altra parte tempi, modalità dell’ascesa del governo Monti, manovre fatte e prossime manovre, non lasciano ombra di dubbio che si tratta dell’ultimo violento e definitivo giro di vite di un disegno che vuole spazzare via dalla scena della storia contemporanea i fondamentali della civiltà imposti dalle lotte del 900. E questo disegno oggi più che mai si proietta nelle vite concrete delle persone come un colpo secco i cui esiti a breve saranno di una evidenza abbagliante. Dunque se questo è, la nostra scelta di opporci con chiarezza a tale operazione, verrà inevitabilmente premiata. Così saremmo tentati a credere.
Questa fiducia, potenziata anche dal clima positivo e costruttivo dell’ultimo congresso, favorita anche da un flash di ritorno di visibilità sui mass media del nostro partito, non possiamo nascondere che ci abbia regalato qualche momento di soddisfazione quasi dimenticato.
Ma noi dobbiamo tenere i piedi a terra. Nulla è scontato, nemmeno che se prenderà corpo una protesta diffusa, essa non sarà segnata da una deriva populista di destra.
Dobbiamo operare un surplus di sforzo di analisi per comprendere come procedere nell’anno difficilissimo che abbiamo di fronte, questo ci ha detto Ferrero. Io la considero una premessa senza cui verrebbe meno lo stesso ragionamento sull’efficacia della nostra azione e sulle prospettive.
Esiste una necessità grande, grande come la storia, apparentemente troppo grande per noi: essere capaci di una analisi di questa contemporaneità in metamorfosi per essere costruttori di una idea di mondo, di un immaginario in questo presente, di ridare cittadinanza alla pensabilità della rivoluzione, possiamo forse dirla anche così, di inventare le parole della rivoluzione che parlino al presente. Questa dovrebbe essere l’impresa. Ma questa appunto è una impresa storica.
Anche Monti è protagonista di una impresa storica. Come ha sottolineato Steri, è un convinto e sincero sostenitore di un disegno preciso: smantellare le democrazie, smantellare lo stato sociale, i diritti, le tutele del lavoro, distruggere scientificamente i passaggi fondamentali di civiltà che hanno segnato il 900, per dare potere alle oligarchie finanziarie e sottrarlo definitivamente ai popoli. Ebbene a questo progetto ambizioso la sinistra italiana ed europea deve essere in grado di contrapporre un progetto altrettanto ambizioso. Siccome non possiamo più ragionare su scala locale, mi chiedo se non sia utile, anzi necessario, riaprire tra noi la discussione sulla Sinistra Europea, che invece mi pare del tutto assente in questo dibattito.
Allora il punto principale all’ordine del giorno è come metterci a lavoro per costruire un progetto che sia capace di aggregare, di produrre sogno e cambiamento, perché nella storia lo sappiamo, sogno e cambiamento hanno sempre camminato assieme. Non stiamo parlando insomma solo di moltiplicare le nostre iniziative, di potenziare la nostra presenza nelle lotte, aspetti ovviamente di prima importanza, ma di operare alla radice qualcosa di assai grande senza cui tanti nostri sforzi risulteranno probabilmente inefficaci e non saranno in grado di aggregare, né di creare un senso comune altro.
Questo significa che pur non essendo maggioranza, dobbiamo pensare come se lo fossimo, perché l’orizzonte che hai cambia il tuo agire politico e perché è il minoritarismo come dispositivo mentale che restringe il campo e ti mette all’angolo, non l’essere minoranza.
Avere scelto da che parte stare, è stato detto da molti, in questa fase politica è risultato relativamente semplice. Acquisire consenso e legittimità, anche se può apparire paradossale, non è affatto scontato.
Esiste una complessità elevata con cui fare i conti perché l’Italia è devasta dalla crisi, e i pezzi più consistenti della sinistra sono dentro il governo, essi seppur con sfumature diverse si sono fatti carico di quella che formalmente è passata come assunzione straordinaria di responsabilità per salvare il paese di fronte al disastro imminente. Una scelta inevitabile. E’ questa la narrazione pericolosa che è diventata senso comune. Il popolo di sinistra nella sua stragrande maggioranza oggi è in attesa, vuole dare fiducia a questo governo. Esiste un sovrappiù di speranza che non possiamo non vedere. Ogni nostra azione, ogni nostra campagna politica, ogni slogan che andremo ad utilizzare non può prescindere da questo dato.
Io penso che con il popolo in attesa, in parte già deluso, noi dobbiamo parlare, e verificare di volta in volta l’efficacia della nostra comunicazione.
Ma dobbiamo avere chiaro che il primo antidoto all’immiserimento democratico e culturale in atto va trovato nella scelta di impegnare tutte le nostre forze nel lavoro di tessitura del filo rosso che unisce i mille rivoli in cui scorre oggi la critica al capitalismo finanziario globalizzato e che gli oppone il valore dei beni comuni. Sono i movimenti di cui ha parlato giustamente ieri Alfio. Dunque mettere a disposizione di un processo ricompositivo della sinistra ogni energia e pensiero critico, proprio per contrastare quel disegno che vorrebbe un paese anestetizzato dal pensiero unico, dal governo dei cosiddetti tecnici e da scelte politiche spacciate per ineluttabili.
O noi saremo in grado di essere forza catalizzatrice di questi movimenti e di questi mille rivoli che hanno fatto della manifestazione del 15 ottobre la più grande del mondo, oppure la scelta giusta di esserci collocati all’opposizione senza se e senza ma non ci salverà dal rischio di isolamento perché saremo percepiti come inutili e ininfluenti.
Ma dobbiamo riuscire a moltiplicare le relazioni anche con quei soggetti, diciamo così, più difficili, più contraddittori, più ostici per certi versi, che sono la sinistra politica, non solo quindi i sindacati di base o la Fiom, ma anche la Cgil, anche pezzi di mondo cattolico, anche pezzi del popolo del pd e di sel che sono in estrema sofferenza.
La linea decisa dal congresso di Napoli sull’unità della sinistra va potenziata al massimo e messa in pratica con convinzione. Dobbiamo incalzare le diverse articolazioni della sinistra, da Idv a Sel, con proposte.
Insomma, chiediamo a noi stessi un di più di generosità in questa fase, per metterci in marcia in direzione della costruzione di una grande sinistra di alternativa unita e plurale che superi le attuali difficoltà della Fds, che rilanci un progetto su scala europea, e che tenga vivo il progetto ambizioso della trasformazione della società.
Ultimo punto: gli intellettuali. Sono d’accordo che dobbiamo costruire relazioni significative con il mondo intellettuale e culturale, e potenziare e valorizzare quelle esistenti, e non come operazione strumentale per avere qualche ciliegina sulla torta, ma per favorire l’irruzione di altri linguaggi e sguardi sul mondo al nostro interno e favorire il lavoro di ricerca. Però dobbiamo essere franchi tra noi, ad oggi benché ci sia questa consapevolezza, essa viene spesso sacrificata in nome e per conto dell’equilibrio tra le correnti interne, ed io spero che la positività sottolineata da tanti circa l’esito di questo congresso sia anche una premessa concreta per rimescolare le carte e consentire che scorra nuova linfa.

CPN 14-15 gennaio: l'intervento di Salvatore Bonadonna

La panoramica descritta nella relazione del compagno Ferrero, largamente condivisibile, manca di un asse analitico capace di produrre non solo la necessaria opposizione ma anche la costruzione di una alternativa.
Ad una crisi di sistema, come ormai viene definita la crisi anche dalle forze che l’hanno sostanzialmente prodotta, e oggi cercano di governarla, occorre sapere contrapporre una alternativa di sistema, una strategia capace di unificare le forze e i movimenti che pagano i prezzi più acuti, lungo la strada che porti a costruire l’alternativa di società. Sulla opposizione al governo Monti non c’è discussione; per certi versi questo, però, ha finito per prosciugare la ricerca ed il confronto sulle strategie da mettere in campo.
Credo sia indispensabile cercare di capire i processi che si sviluppano in Europa, le politiche che la Germania ha messo in campo per fronteggiare la concorrenza e la pressione che viene dagli USA e dalle multinazionali della finanza angloamericane. Il quadro politico mondiale è sconvolto sul piano economico e su quello politico se guardiamo anche a quanto si agita e si è prodotto nel Medio Oriente e nell’Africa; cambia la fisionomia e la natura del sistema con cui gli USA hanno controllato e governato gli equilibri del potere nel mondo. Siamo dentro un processo di ristrutturazione capitalistica a livello mondiale; e c’è dentro la Cina, l’India, l’America Latina, il Giappone e i Paesi Asiatici. Negli USA, ancora una volta, alla faccia delle predicazioni liberiste rivolte al resto del mondo, il governo è intervenuto prima a salvare le banche, poi a salvare i grandi gruppi industriali e a scaricare il costo sul resto delle economie mondiali. Non è certo la politica del New Deal degli anni ’30 che era a favore del lavoro, dei sindacati, del controllo statale sulle banche, delle grandi opere di bonifica delle vallate e dello sviluppo dell’agricoltura; per certi versi è il suo contrario. Oggi l’economia americana, grazie a questo intervento dello Stato, è in ripresa con salari di fame e profitti in crescita e il capitale finanziario è concentrato nelle banche d’affari e nei fondi d’investimento degli Stati Uniti; con questi strumenti governano e impongono le politiche nel mondo.
La Germania, nello sforzo di non soccombere a questa offensiva, sta scaricando i costi della difesa del suo apparato produttivo e del suo sistema finanziario sui paesi più deboli dell’Europa utilizzando la moneta, l’Euro, come arma formidabile di colonizzazione e di dominio; ha recuperato verso la Cina le quote di mercato perse in Europa e lavora a costruire un nuovo sistema pangermanico nel quale sia la politica che le economie siano collegati ai propri interessi. Dal Belgio all’Olanda, dalla Finlandia alla Polonia e alla Ungheria, il sistema tedesco cerca di organizzare un’area economica e di potere forte e centralizzato anche avvalendosi delle derive reazionarie, razziste, neonaziste che si manifestano e che trovano sistemazione anche nelle Costituzioni che i governi, quello Ungherese in primo luogo, stanno approvando. La democrazia e il sistema di Stato Sociale, affermatisi dopo la guerra con la sconfitta del nazismo, non sono più considerati valori fondanti dell’Europa dei mercati; mai come adesso prende significato l’affermazione della Tatcher secondo la quale “la società non esiste”. La linea della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio costituisce la sanzione forte del primato e del dominio del mercato. E ricordiamoci che dalla Grande Crisi degli anni ’30 gli Usa ne uscirono con il New Deal, l’Europa con il Terzo Reich! C’è sempre presente ed immanente l’opzione dell’uscita autoritaria e fascista, nelle forme nuove, dalla crisi del capitale. E, in Italia, la lezione crociana del fascismo come fenomeno passeggero continua ad essere presente e ad operare anche perché Gramsci non è più autore di riferimento della sinistra cooptata nel recinto dei governanti della crisi.
Per questo non sono sufficienti la dichiarazione di opposizione al governo Monti e le prese di distanza dalle posizioni che il PD e altre forze della sinistra, come SEL, assumono rispetto al governo. C’è un lavoro politico di ricostruzione della cultura critica che va sviluppato nel profondo della società; per questo non basta dire che noi siamo “nelle” lotte e “con” le lotte dei movimenti. La crisi della politica, che si accompagna alla crisi della democrazia e alla sua sostituzione con governi “tecnici”, in Italia come in Grecia, richiede una forte battaglia politica che non si esaurisce nella pur necessaria e utile maggiore presenza in qualche trasmissione televisiva. Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra, se vogliono avere un ruolo che non sia solo quello della testimonianza, debbono essere capaci di aprire un fronte di battaglia politica e culturale verso quelle masse che, anche nel PD e nei sindacati, hanno visto nel governo Monti la fine di Berlusconi e del berlusconismo e, ancora oggi, confidano in una seconda fase nella quale dovrebbe realizzarsi lo sviluppo, la decantata crescita, l’uscita dall’incubo della crisi non vedendo che le politiche del governo l’acuiscono e l’accelerano. Il fatto che tutte le forze che sostengono Monti si affannino a spingere verso processi di cosiddetta liberalizzazione nasconde la verità del progetto di privatizzazione dei grandi servizi pubblici che rappresentano le fonti di profitto e di rendita assicurate dalla possibilità di spremere i lavoratori e i consumatori insieme. È evidente che dietro la liberalizzazione dei taxi c’è il disegno di mettere in campo grandi compagnie con flotte di auto pilotate da manodopera precaria a prezzi stracciati, come negli USA; ed è grave che le cooperative si prestino a questo mercato speculativo come in quello dei farmaci o dei carburanti. Solo la demagogia populista contro tutto ciò che è pubblico spinge verso la privatizzazione e non verso la socializzazione e il controllo democratico, come dovrebbe essere per ciò che intendiamo per “beni comuni” o servizi indispensabili di pubblica utilità. Come non vedere che riparte, ancora con il sostegno della Banca d’Italia, l’attacco della finanza speculativa al sistema delle Banche Popolari cooperative che rappresentano oltre un quarto del risparmio italiano e sono le uniche che continuano ad aumentare la raccolta del risparmio e a sostenere le imprese che ancora reggono nelle economie locali. Insieme ad Enel, Eni e Finmeccanica, costituiscono l’obiettivo della finanza predatoria.
Insomma, non possiamo continuare come se nulla fosse accaduto con la elezione del governo Monti e che le dinamiche politiche siano e rimarranno quelle che stavamo discutendo prima del Congresso.
In questa crisi di sistema si scompongono le forze politiche e il loro rapporto con le forze sociali di riferimento, saranno messe in crisi le opzioni consolidate in venti anni di concertazione sindacale. La cancellazione del contratto dei metalmeccanici e la estromissione della FIOM dagli stabilimenti Fiat, la ristrutturazione delle telecomunicazioni, dei trasporti, delle poste e di altri importanti settori, fino alla minacciata cessazione della Fincantieri, propongono la urgenza di assumere iniziative politiche insieme dirompenti ed unitarie; si ripropone con forza la necessità di elaborare una strategia di unità e di alleanze sociali.
In questa prospettiva occorre avere la consapevolezza che non serve un Partito che continua ad essere chiuso e autoreferenziale; non conta nulla e non incide nella realtà sociale la dinamica asfittica dei rapporti e delle mediazioni tra gruppi dirigenti nella Federazione della Sinistra. La crisi della politica, alimentata anche da una interessata e martellante campagna di antipolitica, è una realtà che non tocca solo gli altri: noi non ne siamo immuni per il fatto di non essere in Parlamento. Perché la crisi della politica è propriamente data dalla separazione, dalla distanza ormai quasi irrecuperabile, tra le forme tradizionali delle sue organizzazioni e la società. Per questo la politica non intercetta i movimenti che si agitano nella società e cercano di vivere e crescere proprio sulla negazione del loro rapporto con i partiti!
È un bene tutto questo? Certo che no se i movimenti non sono in grado di costituire il soggetto politico unificante e vivono sulle fondamentali specificità su cui sono nati. Ma questo non esime i partiti, e noi stessi, dall’interrogarci sul nostro modo di essere. E io penso che il nostro modo di essere non è adeguato.
Ci si chiude nell’autoreferenzialità e in gruppi dirigenti selezionati per fedeltà e scelti per cooptazione mentre servirebbe un confronto politico in campo aperto; si parla di unità della sinistra e si seleziona solo per criteri di omologazione. Dovremmo essere la forza che con più coraggio e coerenza apre la strada di una costituente della sinistra contro il sistema capitalista e per la costruzione di una moderna società socialista fondata sulla cooperazione e l’autogestione e, invece, continuiamo a discutere e litigare sull’unità dei comunisti, i dosaggi nei rapporti federativi con le altre forze, un fantomatico rilancio della Federazione della Sinistra e altre amenità che lasciano assolutamente indifferenti gli operai, i disoccupati, i precari, i giovani, le donne e, ormai, penso, persino i pensionati che pure hanno memoria delle lotte e delle battaglie con le quali abbiamo conquistato i diritti sociali e del lavoro che adesso costituiscono l’obiettivo dell’attacco dei signori dei mercati. Dovremmo essere una forza che con più coraggio e coerenza riapre il confronto con le altre forze, anch’esse travagliate e stravolte, della sinistra europea; nel passato recente, con una strategia lungimirante, siamo stati promotori e protagonisti. Nella crisi delle socialdemocrazie e nella dispersione delle forze di sinistra, socialiste e comuniste, dovremmo cercare di promuovere un confronto e una prospettiva per ridare significato e valore ad un internazionalismo quanto mai attuale e necessario nella fase del capitalismo globalizzato e in crisi e, invece, rischiamo di subire e pagare il paradosso di un capitalismo reale che riesce a trasformare il suo fallimento in una nuova vittoria. E in Europa non c’è solo la deriva neofascista ungherese, ma incombe un pericolosissimo successo della destra razzista e fascista francese; per non parlare delle possibili derive della crisi della Lega. Non basta, dunque, esprimere recriminazioni per le colpe della sinistra moderata e reciproche solidarietà tra bastonati!
Però usciremo da questo CPN come siamo usciti dal recente Congresso: soddisfatti della rinnovata unità di una larga maggioranza e canonizzati nelle mozioni e nelle aree con le quali nel Congresso ci siamo entrati.

CPN 14-15 gennaio: documento della Segreteria Nazionale

COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE AL GOVERNO MONTI

Il CPN impegna il partito a sviluppare l’opposizione al governo Monti in direzione della costruzione di una opposizione di sinistra al governo e – all’interno di questa – dell’aggregazione della sinistra di alternativa. Il governo Monti è un governo costituente, dobbiamo far diventare l’opposizione una opposizione costituente. La nostra priorità è quindi l’allargamento dell’opposizione al governo e la sua qualificazione in senso antiliberista, nella consapevolezza che esiste una relazione strettissima tra qualificazione dell’opposizione alle politiche del governo e costruzione della sinistra di alternativa. Per costruire una opposizione efficace è necessario partire del carattere iniquo e classista delle politiche messe in campo dal governo. La nostra azione di spiegazione, denuncia e di organizzazione del conflitto si deve saldare in modo strettissimo alla messa in discussione dei presupposti ideologici con cui questa politica antipopolare viene giustificata. La forza principale del governo Monti è data infatti dalla presunta neutralità delle ricette neoliberiste che il governo applica. Dobbiamo quindi costruire una campagna sociale in cui punti fondanti siano dati dalla nella demistificazione del carattere ideologico e classista delle politiche del governo e dalla prefigurazione chiara di una alternativa possibile. Occorre quindi accompagnare la denuncia dell’ingiustizia sociale alla “critica dell’economia politica” e alla indicazione dell’alternativa. La nostra proposta di alternativa si articola in una proposta generale che mette al centro la difesa del lavoro, del reddito e dei beni comuni, un rinnovato intervento pubblico finalizzato alla riconversione sociale e ambientale dell’economia, da difesa della Costituzione e il rilancio della democrazia. In secondo luogo occorre rafforzare la presenza del partito all’interno dei conflitti sociali. Questo deve avvenire potenziando e generalizzando l’iniziativa che abbiamo definito di partito sociale (mutualismo, solidarietà etc.) e potenziando il lavoro di presenza diretta nei conflitti e di relazioni con le organizzazioni sindacali a partire dalla Cgil e dal sindacalismo di base. Da questa partecipazione attiva deve scaturire in tempi rapidi una inchiesta sulla modifica delle soggettività sociali che avviene nella crisi ed in particolare all’interno dei conflitti. Dobbiamo infatti approfondire la riflessione sulle modalità concrete con cui è possibile costruire un blocco sociale dell’alternativa all’interno di questa crisi. In questo quadro le prossime elezioni amministrative debbono essere affrontate puntando all’aggregazione delle forze della sinistra di alternativa e nella costruzione di coalizioni elettorali che siano alternative tanto alla destra quanto alle forze centriste. Per questo i principali impegni immediati che abbiamo sono: - l’organizzazione concreta de la campagna “Paghi chi non ha mai pagato” con volantinaggi, presenze nei territori e sui luoghi di lavoro, e con la costruzione di assemblee pubbliche in tutte le città, che si pongano l’obiettivo di raccogliere le forze che si oppongono al governo sul piano sociale, politico e culturale. Assemblee da realizzare ovunque possibile come Federazione della Sinistra.
- la mobilitazione del 20 in occasione dell’incontro Merkel Sarkozy Monti.
- l’ iniziativa del 22 a Milano contro la manovra.
- il sostegno allo sciopero generale indetto dai sindacati di base il 27 gennaio.
- la promozione della massima partecipazione alla manifestazione della Fiom dell ’11 febbraio.
- l’iniziativa contro il debito a Milano, il 10 marzo.
Roma, 15/1/2012