CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA

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MANIFESTAZIONE NAZIONALE Sabato 15 ottobre ROMA – ore 14

VIII CONGRESSO


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MANIFESTAZIONE 16 OTTOBRE ROMA

giovedì 31 marzo 2011

Massimo Rossi è il nuovo portavoce della Federazione della Sinistra: gli auguri di Linda Santilli

Carissm*, venerdì scorso è stato eletto portavoce nazionale della Federazione della Sinistra il compagno Massimo Rossi.
 Come compagn* del Circolo del Prc di San Lorenzo gli inviamo i più sinceri auguri insieme alla speranza che  si avvii  davvero a partire da oggi una inversione di tendenza rispetto ai grossi limiti con cui è nata la Federazione.
Il patrimonio politico e culturale di cui è portatore Massimo Rossi vorremmo che facilitasse l’apertura, finalmente, di una nuova fase assolutamente necessaria per rilanciare questo progetto federativo nella prospettiva di costruire una unità a sinistra quanto più ampia e multiforme possibile.
Starà ovviamente anche all’impegno di noi tutti fare in modo che la generosità politica del nuovo portavoce si traduca al meglio e diventi un elemento di forza propulsiva e creativa.
Aggiungendo di seguito una nota biografica sintetica di Massimo Rossi, vi saluto con un abbraccio

Linda Santilli
Segretaria del Circolo del Prc-
Casa della Sinistra III Municipio-
San Lorenzo  - Roma


Breve nota biografica di Massimo Rossi, portavoce della FdS

Dalla nuova sinistra degli anni ’70 a Rifondazione Comunista sin dalla sua nascita, Massimo
Rossi ha intrecciato sempre impegno istituzionale e protagonismo nei movimenti. Sindaco di Grottammare alla guida di una lista di movimento per due mandati, come noi tutt* ricordiamo, si caratterizza fortemente per l’attivazione di forme di democrazia partecipativa e per l’attenzione ai temi della Pace e dei diritti umani promuovendo numerosi progetti di cooperazione allo sviluppo nel Sud del mondo e partecipando al Secondo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, oltre che nelle varie sedi dei Social Forum Europei come promotore del Comitato Mondiale sull’acqua e contro la privatizzazione dei beni comuni. 
E tra i fondatori della “Rete del Nuovo Municipio”  e membro del Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia. Alle elezioni comunali del maggio 2003 viene riconfermato in seno al Consiglio Comunale di Grottammare del quale diventa  Presidente, poi candidato alla Presidenza della Provincia di Ascoli alla guida di una coalizione di centrosinistra alle elezioni del giugno 2004, unico candidato presidente d’Italia di Rifondazione Comunista, eletto al primo turno con il 55,2%. Prima Presidente della Provincia di Ascoli Piceno dal 2004 al 2009, poi  candidato presidente alle ultime elezioni regionali marchigiane del 2009, per una lista unitaria di sinistra che comprende la Fds e Sel e che ottiene più del 7% dei consensi.
In questa occasione scendono in campo per sostenere la sua candidatura tanti intellettuali ed artisti, tra cui Elio e Neri Marcorè.
Dal 2005 al 2009 è stato Vicepresidente e responsabile Ambiente dell’Unione delle Province Italiane, nonché membro supplente del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea con delega permanente nella Commissione Sviluppo Sostenibile.
Dal 2007 al 2009 fa parte nuovamente della Conferenza Stato Città.
 Nel dicembre 2009 il Congresso dell’UPI lo confermato nell’ufficio di presidenza con la responsabilità nazionale per la cooperazione internazionale.

lunedì 7 marzo 2011

Napoli, le condizioni di un "nuovo inizio"

Due fatti delle ultime ore che aiutano a capire quello che sta succedendo a Napoli.
Venerdì pomeriggio, passata la paura dell'arrivo del Commissario prefettizio, Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli da 10 anni, è tornata a Palazzo San Giacomo ed ha tenuto una riunione di Giunta che ha approvato importanti delibere. Ordinaria amministrazione? No, purtroppo. Ma una variante al Piano urbanistico attuativo di Bagnoli su cui si misura il fallimento, dopo 18 anni, del governo della città di Napoli. Una variante grave perché sostanzialmente consente la costruzione di 600 case in più in sostituzione di attività del terziario avanzato. Bagnoli, luogo simbolo del presidio operaio della Italsider, che aspettava bonifiche, recupero della linea di costa attraverso la rimozione della colmata a mare e rilancio produttivo con attività a basso impatto ambientale, si trova oggi a veder stravolto quello che era stato il Piano regolatore voluto da Vezio de Lucia a fine anni 90. Su Bagnoli si tradisce lo spirito della scelta iniziale di una grande opera di trasformazione urbana e industriale, sull'esempio delle migliori esperienze europee. Con il cambio di destinazione urbanistica si stravolge quello spirito e si cede alla lobby dei costruttori. 
 
Sabato mattina, nel centro storico di Napoli, in un teatro stracolmo con centinaia di persone rimaste fuori, è partita la campagna elettorale di Luigi De Magistris, candidato a Sindaco di Napoli. C'erano le associazioni, i comitati di cittadini contro le discariche e gli inceneritori, c'erano gli operatori del terzo settore che denunciano la pessima gestione delle politiche sociali del Comune e del mancato finanziamento da parte della Regione, c'erano gli operai della Fiom, il mondo dei saperi dall'Università alle professioni, c'erano gli artisti, ma c'era soprattutto il popolo della sinistra che è stanco delle modalità di governo di questi anni.
C'era la Napoli che non si rassegna all'idea che per liberarsi dalle gestioni clientelari del centrosinistra e del bassolinismo debba consegnare anche la città di Napoli alla destra collusa con la camorra dei Cosentino e dei Cesaro.
 
C'era il Prc e la FdS, ma le assenze che si notavano di più erano soprattutto quelle del Pd e di Sel.
Non si capisce perché Sel continui a nicchiare e a mantenere una sorta di subalternità al Pd campano che, dopo il disastro delle primarie, piuttosto che fare autocritica e lasciare la mano a chi meglio potrebbe incarnare la voglia di riscatto di una città e del suo popolo, vuole imporre un suo nome come quello del prefetto Morcone, sconosciuto nella città. 
 
Sembra quasi che il Pd preferisca perdere le elezioni a Napoli piuttosto che cambiare radicalmente il modo di concepire il governo, come è già avvenuto alle Provinciali del 2009 e alle regionali del 2010. Se non si fanno i conti con quello che è avvenuto in questi 18 anni di governo delle Istituzioni locali, non si uscirà dal tunnel. Se non si fa un'autocritica profonda e vera rispetto alle aspettative deluse dei cittadini, difficilmente si può riprendere un cammino comune. Bisogna tornare indietro nel tempo, al 1993, quando Bassolino fu eletto per la prima volta Sindaco di Napoli con l'appoggio del Pds, del Prc e della Rete, con il Partito popolare all'opposizione. Un'alleanza frontista, come si diceva un tempo. Una Giunta di altissimo valore che creò, nei primi anni, uno straordinario entusiasmo e una partecipazione della città con tutte le sue voci. Si parlò forse con troppa enfasi di un nuovo Rinascimento napoletano, ma sicuramente c'era una città viva, con grandi opere come la metropolitana che prendevano avvio e, soprattutto, con un grande fermento culturale. Ma con il passare degli anni qualcosa comincia a cambiare. Nel 1998 Bassolino diventa Ministro del Lavoro nel Governo D'Alema. Un'esperienza che dura poco e con risultati che offuscano un pò l'immagine che aveva costruito come Sindaco. Da lì inizia un lento declino del personaggio. Nel 2000 si candida alle Regionali, e diventa Presidente. Ma non c'è più la società civile protagonista e partecipe come nel 93. C'è il sistema delle consulenze e delle prebende che assume la centralità nell'azione di Governo. La crisi dei rifiuti, il buco nella sanità, la gestione fallimentare della formazione professionale e dei finanziamenti comunitari alle imprese sono il tratto distintivo degli ultimi anni. E c'è soprattutto l'abbraccio mortale con De Mita, Mastella e i poteri forti a caratterizzare quegli anni. 
 
Si crea "il sistema ". Il consenso elettorale non lo si forma più con la condivisione di un progetto e la partecipazione, ma con il metodo clientelare. Bassolino, che aveva combattuto il sistema di corruzione nella ricostruzione post terremoto in Irpinia, si trova a utilizzare pratiche e metodi tipici di quel periodo.
Le vicende di queste ultime ore, con le dimissioni farlocche di 31 consiglieri comunali, rappresentano plasticamente il segno del decadimento delle Istituzioni a Napoli e in Campania. La fine di un'epoca. Sarebbe auspicabile un sussulto di dignità della Jervolino con le dimissioni volontarie e la parola fine a una storia che si chiude mestamente.
 
Con Luigi De Magistris oggi ci sono le condizioni per un nuovo inizio a Napoli, nel meridione e con uno sguardo attento a quanto ci arriva dall'altra sponda del mediterraneo.
 
Tommaso Sodano
Liberazione 06.03.2011