CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA

CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE Sabato 15 ottobre ROMA – ore 14

VIII CONGRESSO


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MATERIALE DEL PROSSIMO CONGRESSO DI RIFONDAZIONE. Per chi volesse saperne di più cliccare QUI


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MANIFESTAZIONE 16 OTTOBRE ROMA

lunedì 21 novembre 2011

Convochiamo gli stati generali della Sinistra d'Alternativa

Proponiamo nel nostro documento una ambiziosa agenda composta da obiettivi programmatici e di questioni teoriche, in un percorso di ricerca intrecciato con la pratica politica; un cambio di lenti per guardare, alla società, ai soggetti che la popolano e alle contraddizioni che l'attraversano.
Per una strategia politica: quella che riconosce la necessità di ricostruzione di una cultura e di un senso comune diffuso come precondizione per una sfida ai poteri dominanti.
Tanto più si rafforza questa necessità nella fase acuta della crisi capitalista e del neoliberismo con il Paese sull'orlo del fallimento economico, sociale, politico.
La caduta di Berlusconi dovuta non già all'incalzare dell'opposizione, dei movimenti di massa, delle organizzazioni sociali, che difendono le condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie, ma dalla crisi dei mercati e dal ruolo del Presidente della Repubblica che assume su di sé, al limite dei compiti assegnati dalla Costituzione, nel vuoto di proposta politica, il ruolo di difesa degli interessi nazionali chiedendo alle forze politiche presenti in Parlamento di assecondare la sostituzione della politica con un governo "tecnico" una "casta" più presentabile in luogo di quella berlusconiana.
Il governo Monti è esposto al rischio che il morto, cioè il berlusconismo e i suoi apparati predisposti alla raccolta del consenso, afferri il vivo, cioè la possibilità di una uscita da sinistra dalla crisi e un rilancio delle forme di democrazia e partecipazione. Precondizione, evidente, ad una politica dei sacrifici che penalizzerà i ceti più deboli della società.
In questo contesto nessun governo, se non rimette in discussione le modalità e il ruolo dell'Europa e della Bce è in grado di offrire vie di uscita diverse da quella greca.
Per parte nostra dobbiamo lavorare alla ricostruzione della sinistra di alternativa che affronti il problema aperto di come una coscienza antagonista, anticapitalista, comunista possa formarsi e organizzarsi a partire dalle sue condizioni di vita e di lavoro per divenire soggetto della trasformazione. In altri termini del ruolo come e se, oggi, le nostre culture politiche siano adeguate ad interpretare la realtà e la necessità della rivoluzione come interpretazione del presente e come risposta alla crisi costituente in atto.
Abbiamo bisogno di un cambio di passo perché la necessità del cambiamento e l'acuirsi della crisi trovino il partito e i gruppi dirigenti adeguati all'impegno che la fase richiede e per dare una risposta al restringimento degli spazi di democrazia essendo consapevoli della degenerazione in atto nella società e nell istituzioni.
Da soli non ce la facciamo, per questo ritengo che, assieme ad altri, dovremmo definire la convocazione degli Stati Generali della sinistra di alternativa per affrontare le questioni drammatiche aperte nel Paese. Primo tra tutti il lavoro e i rapporti di dominio in questo nuovo modo di produzione. Il sindacato e il ruolo che parte di esso ha assunto, le difficoltà di risposta in assenza di un certo e forte riferimento politico anche delle organizzazioni sindacali che con coraggio resistono nella difesa delle condizioni di lavoro, normative e salariali.
Compiti difficili ma: "se non ora quando?". Se non li affrontiamo noi che siamo poeti tanto da definirci, e voler restare, comunisti, questo grumo di questioni, nessun altro, possiamo starne certi lo farà.

Stefano ZUCCHERINI
Direzione Nazionale PRC

lunedì 7 novembre 2011

Riflessioni sulla comunicazione

Quelle seguenti sono alcune riflessioni sulla urgente necessità che il Partito ha di affrontare il tema della comunicazione in maniera più approfondita di quanto, per diverse ragioni, non sia stato fatto fino ad oggi. Sono state presentate in forma di contributo alla discussione congressuale, e soltanto uno spunto di discussione vogliono essere.

PER ORGANIZZARE È NECESSARIO COMUNICARE

Il tema è lapalissiano ma, per quanto ci riguarda, ancora parzialmente considerato.
Basta rifarsi ai documenti presentati per il prossimo congresso: quale più, quale un po' meno, tutti  peccano di una colpevole prolissità, tale da far perdere di vista, a un normale lettore, la scala delle priorità degli obiettivi e, temo, far perdere pure l'interesse alla lettura dei documenti stessi.
Possiamo raccontarci che è dovere dei compagni della base sforzarsi a leggere dei documenti, pur se ostici; ma piuttosto che auspicare un ricambio, anche fisico, dei nostri elettori, penso sia più corretto affrontare il problema su come dire le cose, oltre che su cosa dire.

I NUOVI MEDIA

Da un recente rapporto Censis su "I media personali nell'era digitale" emerge che l'utenza del web, nel 2011, ha sfondato la soglia del 50% della popolazione italiana. La televisione è ancora il primo canale di informazione, i giornali perdono il 7% di lettori in 2 anni. E i giovani utilizzano google e social network per avere oltre il 60% delle loro notizie.
Questo dato è soggetto ad una forte divaricazione tra  giovani ed anziani (87 %  - 15%) e tra soggetti più istruiti (72%) e quelli meno scolarizzati (37,7).
E' evidente come un partito che non voglia essere superato dai fatti deve fare i conti col web: e una presenza “organizzata” sui social network (FB, Twitter, Google+) così come sulla Blogosfera diventa obbligatoria.
Per “organizzata è da intendere la definizione di un luogo comune a tutto il partito e non la presenza frammentaria dei singoli dirigenti su dei blog personali che, se pure generano discussione, lo fanno, normalmente, all'interno delle varie tifoserie.

TRADITIONAL MEDIA

I sistemi tradizionali di propaganda: manifesti, volantinaggi, giornali di zona, non sono superati perché hanno ancora tutta l’efficacia e l’indispensabilità del lavoro territoriale; è attraverso questo che ti confronti e contatti il territorio, le popolazioni, i movimenti e fai lotta e “squadra”.
E’ in queste situazioni che la gente ti “riconosce” , a livello territoriale, per la tua storia personale, per le idee che proponi e per il lavoro di organizzazione e presenza nelle lotte.
Anche questo, però, funziona se supportato dalla comunicazione giusta, chiara, che colpisce, che lascia il “segno”, che si fa leggere e riconoscere;  troppo materiale viene  ”archiviato” già solo dopo aver letto il titolo.
DOBBIAMO IMPARARE a rivolgerci ai possibili lettori cercando di utilizzare un linguaggio attuale ed adatto al mezzo scelto, e tenendo conto che prima di essere ascoltati dobbiamo essere notati, dobbiamo conquistarci un posto preciso nell'immaginario di quei lettori.

LA COMUNICAZIONE INTERNA DEL PARTITO

Lo scollamento e la mancanza di informazione tra gli stessi compagni/e all’interno delle singole Federazioni e/o zone è uno dei dati di “frustrazione” che più spesso emerge tra i militanti:
Per un discorso piùgenerale sulla comunicazione del informazioni scarse, spesso vecchie, poco collegamento tra le realtà anche della stessa zona, spesso anche all’interno dei circoli.
C'è la necessità di avere un sito nazionale che non sia solo uno strumento istituzionale.
Come accennavamo precedentemente riguardo ai blog, bisognerebbe utilizzare questo strumento a cascata sui siti/blog delle varie federazioni per aver la possibilità di “sentire” la base ed interagire con essa.
Per valutare quanto la voglia di partecipazione sia diffusa  basta andare in qualcuno dei gruppi spontanei nati su FB...

IMMAGINE ESTERNA

Oggi come oggi, che ci piaccia o no, la semplificazione (banalizzazione) del messaggio politico   ha portato alla identificazione di una proposta , anche complessa, con un soggetto che  la personifica.
Quindi il personaggio che “buca lo schermo”, è indispensabile su questo fronte.
Come è pure indispensabile l'utilizzo di un lessico che ci renda attuali (nel senso di contemporanei) e che non sappia di stantio.
Questo non significa rifugiarsi nel Leader carismatico (l'esperienza di SEL e Vendola è quanto di più lontano dalla nostra realtà), significa ricercare e, quando possibile, sfruttare una opportunità.

BRAND PROFILE

Per una serie di ragioni che è inutile provare ad analizzare in queste poche righe ma che, prima o poi, sarebbe opportuno affrontare, esiste una consistente discrepanza tra il posto che vorremmo avere nell'immaginario del nostro target elettorale di riferimento e quello che occupiamo stabilmente ormai da un po' di tempo. Dobbiamo però rassegnarci al fatto che una (auspicabile) coerenza di comportamenti non supportata da una coerenza comunicativa paga pegno molto di più che non il contrario.
E questo vorrà pur dire qualcosa.
Quindi, a meno di non voler incamminarci verso una neanche troppo lenta estinzione, dovremmo attuare una seria politica di brand management che attraverso una comunicazione mirata esalti l'identità, la personalità e i valori positivi del nostro brand.
Non ci sono altre strade: se nei sondaggi sulle eventuali prossime elezioni politiche nazionali veniamo stabilmente dati al di sotto del 2% il problema non è (solo) perchè subiamo un oscuramento mediatico; è perchè a quel livello, a differenza che sul piano locale, semplicemente non siamo riconosciuti.
E anche questo vorrà pur significare qualcosa.

Sandro Romagnoli
Luigi Marchitelli

Una forza politica all'offensiva

Proprio l'altro ieri eravamo impegnati come Rifondazione Comunista, unitamente all'Unione Inquilini e al Comitato di lotta per il diritto alla casa, in un presidio che ha impedito lo sfratto di Rita da parte di un sindaco di area leghista di un paese bergamasco. Una delle tante, innumerevoli iniziative di solidarietà e di lotta a cui abbiamo dato vita nel corso di questi anni in tema di diritti al lavoro, alla casa, allo studio, alla cittadinanza. Cosa c'entra tutto questo col dibattito congressuale in corso? C'entra, eccome!
Il tema della ripresa della "rifondazione della rifondazione" e della ricostruzione di una più larga sinistra di alternativa lo stiamo affrontando nell'occhio del ciclone di una crisi che tende a distruggere tutto il quadro dei diritti sociali e democratici. La mia convinzione è che non c'è nessunissima possibilità di riuscita di questa sfida alla ricostruzione e alla riprogettazione della sinistra se non vivendola, innanzitutto, come qualcosa che sta sul terreno della realtà della crisi e delle contraddizioni operanti del capitalismo contemporaneo. Peraltro questo indirizzo di lavoro l'abbiamo già sperimentato a livello territoriale - ripensare la politica in rapporto a ciò che si muove nella società - col risultato, in anni di oscuramento, di marginalizzazione istituzionale di diventare non lo specchio di difficoltà ma addirittura di realizzare un quadro di crescita e di espansione del partito. Questo percorso impegnativo è tutto quanto da sviluppare, ancor più oggi, in una situazione caratterizzata da forti correnti di malcontento e di opposizione, da una diffusione del conflitto, dalla rimessa in campo di nuovi bisogni sociali, di nuovi obiettivi della trasformazione. Torniamo a essere ambiziosi! Lavoriamo per un Congresso che si caratterizzi per una forte spinta innovatrice unitaria. Torniamo a presentarci come forza politica aperta e all'offensiva in modo da smentire una volta per tutte quanti hanno lavorato alla liquidazione nostra e di qualsiasi idea di sinistra di alternativa.
Certo io penso anche che questa precisa scelta di andare alla ricostruzione del movimento e della sinistra di alternativa come due facce della stessa medaglia non deve diventare semplicemente un fatto volontaristico. Serve una proposta, un ragionamento di prospettiva politica che ci consenta di tornare a essere percepiti come una possibilità di cambiamento politico.
Ci sono dei passaggi cruciali nelle vicende politiche che hanno rappresentato dei veri e propri spartiacque fra un prima e un dopo. Questo è uno di questi passaggi: la crisi capitalistica, le crepe dell'ideologia neoliberista, i vent'anni di potere di Berlusconi che volgono al termine. Nulla rimarrà come prima. La crisi apre un ciclo nuovo di cui vanno colte le potenzialità positive ma, in senso opposto, la possibilità anche che la crisi possa ulteriormente degenerare in assenza di sbocchi politici. Per rendere possibile questi sbocchi dobbiamo agire in due direzioni: l'unità della sinistra, non l'unità nominalistica e di facciata, ma l'unità costruita sul terreno concreto delle risposte da dare alla crisi; il tema delle alleanze politiche - non alleanze di governo di cui non ci sono le condizioni - per determinare un quadro politico più avanzato dentro cui agire la nostra prospettiva di cambiamento. Infine riscopriamo il pensiero comunista non come pensiero passatista, adagiato sui luoghi comuni ma pensiero critico, libertario che vive sul terreno della contemporaneità e della pratica di trasformazione che è la grande lezione di Marx.


Ezio Locatelli
direzione nazionale PRC

giovedì 3 novembre 2011

Un vasto schieramento per sconfiggere le destre

Una crisi intrinseca di lunga durata, causata da un trentennio di politiche neoliberiste, che dopo il 2008 si è incamminata verso una fase di forte criticità strutturale, deve fare i conti oggi con tre fattori essenziali: la dimensione del debito accumulato per sostenere l'incongruità del sistema, l'incapacità della politica di gestire la tendenza speculativa dei processi economici dominanti, le distorsioni organiche del sistema bancario. Per scongiurare tale esito il capitalismo, egemone sul governo degli Stati, sferra un poderoso attacco al lavoro, nel tentativo di assoggettarlo definitivamente, colpendone i suoi elementi ordinativi: tempi, modi e valore ed attaccandone il terreno dei diritti.
In tale contesto la risposta del 15 ottobre può essere assunta come l'iniziale cammino di un nuovo movimento che vuole mettere in discussione in tutto il mondo l'egemonia culturale del government globale.
La crisi, quindi, come dice Fausto Bertinotti, potrebbe divenire un'occasione, ma ciò non è scontato.
A Roma la straordinaria manifestazione degli indignados, che ha subito la gravissima violenza teppistica di qualche manipolo di irresponsabili, ha rilanciato l'opposizione sociale al disegno neoliberista e, insieme alle successive manifestazioni della Fiom, per il lavoro ed i diritti, e del movimento della Val di Susa, contro la Tav, ha segnato una ripresa delle lotte.
La fase consegna, quindi, un compito decisivo alle forze di alternativa. Occorre non farsi risucchiare nel recinto della "politica istituzionale" e continuare con determinazione a costruire una linea di azione sinergica con i movimenti, come è stato nell'eroica battaglia referendaria per la difesa dei beni comuni.
Forze politiche e movimenti devono rivendicare le loro peculiarità, ma nel contempo lavorare per superare ogni deleterio distacco. Le connessioni che li legano costituiscono una risorsa fondamentale, che li vedrebbe invece condannati all'impotenza ove tali sinergie non sussistessero.
I movimenti guardano con attenzione alle forze politiche alle quali avanzano richieste, rivendicazioni, esprimendo l'esigenza di una sponda politica aderente alle istanze di lotta. E' nostro compito non lasciare inevaso tale bisogno.
Il processo dell'unità della sinistra di alternativa, su cui dobbiamo spendere ogni nostro impegno, diviene decisivo per il raggiungimento di tale obiettivo.
D'altra parte, la netta separazione dei movimenti dalla sfera della politica, impedirebbe di esprimere elementi di significativo cambiamento sullo stato attuale delle cose, depotenziando la possibilità di mutare i preesistenti rapporti di forza e le sorti del conflitto sociale e politico.
Contro pericolose derive o effimere suggestioni, in questa fase, diviene obbligatoria la proposta del Fronte Democratico. Occorre fare parte di un vasto schieramento di centrosinistra per sconfiggere le destre. All'interno di tale processo bisognerà esprimere punti programmatici di radicale cambiamento, ma senza la partecipazione ad un futuro governo ed alle sue inevitabili logiche di compatibilità e subordinazione al sistema economico neoliberista.

Antonio Marotta
segretario regionale PRC Sicilia