CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA

CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE Sabato 15 ottobre ROMA – ore 14

VIII CONGRESSO


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MANIFESTAZIONE 16 OTTOBRE ROMA

domenica 27 febbraio 2011

12 marzo. Ferrero e Rinaldi: "ci saremo per alzare un’argine a difesa della Carta Costituzionale"

"La Costituzione repubblicana è il più rilevante lascito della lotta antifascista in Italia. Essa si fonda su un’altissima mediazione tra culture politiche e sociali e rappresenta quindi la norma fondamentale per il vivere civile, purtroppo spesso fatta oggetto di tentativi di manipolazione atti a snaturarne il ruolo.

Rifondazione comunista è stata e sarà rigida custode della Costituzione perché oltre ad essere un testo normativo è la Carta dei valori fondamentali". Lo affermano in una nota Paolo Ferrero e Rosa Rinaldi, segretario e responsabile Comunicazione del Partito della Rifondazione Comunista.

"E’con gratitudine che aderiamo al Vostro appello che ci da ancora una volta l’occasione per alzare un’argine a difesa della Carta Costituzionale e la lotta per il suo rilancio. Saremo presenti il 12 in tutte le piazze, rappresentando anche questa un’occasione di confronto sulla tragica attualità della vicenda libica, una barbarie senza precedenti negli ultimi anni, e trovando anche in questo un motivo per lottare in Italia e in Europa per un mondo migliore".

sabato 19 febbraio 2011

Rinaldi: "In piazza insieme, se non ora quando?"

Alcune settimane addietro, Fausto Bertinotti, in un articolo su il manifesto, invitava tutti quelli che sono stati in piazza con la Fiom a lavorare insieme. Trovo davvero stridente la proposta di union sacrée avanzata da Vendola rispetto alla necessità, più che condivisibile, lanciata da Bertinotti.

Il punto non è se la candidatura di Rosy Bindi sia autorevole o meno, lo è e credo l’abbiamo pensata in tanti, il punto è come sia concepibile e che relazione c’è tra le lotte di dicembre della Fiom, dei ricercatori precari, degli studenti, della scesa in campo di un’intera generazione, delle donne, con l’ipotesi di un’alleanza elettorale che vada da Fini a Vendola stesso. A mio parere nessuna ed anzi è rischiosa perché tende a far scomparire le soggettività che si sono espresse in questi mesi, le differenze tra chi sta con Marchionne e chi con i lavoratori e con la Fiom, tra chi sta con la Gelmini e chi con gli studenti.

Le 230 piazze del 13 invase dalle donne e dal loro protagonismo sono state eminentemente politiche ed hanno chiesto ai politici di ascoltare; la risposta può essere una coalizione indifferenziata? Quali sono, ragionevolmente, le risposte sul fronte sociale e della cultura politica che una siffatta coalizione potrebbe indicare? Quale nuova narrazione può produrre la cancellazione delle differenze piuttosto che l’insorgenza di queste? Possibile che si ritenga ancora una volta che la risposta stia nei più classici politicismi e non nella ricerca di alleanze e costruzione di senso tra tutti noi che ci siamo ritrovati in quelle piazze e a Marghera con «uniti contro la crisi».

Non interrogano la nostra responsabilità politica quei no al referendum di Marchionne e l’insorgenza generazionale contro la precarietà dell’esistenza? Si può solo partecipare? Mi chiedo perché Vendola ipotizza alleanze che guardino a destra e non invece la costruzione di ipotesi e piattaforme che partendo da sinistra e da chi non è indifferente alle istanze sociali di questa stagione, per aprire nel centro sinistra varchi per la ricerca di soluzioni della crisi a partire dai soggetti più deboli?
Noi come voi che eravamo davanti ai cancelli della Fiat durante il referendum truffa, noi come voi che eravamo nella manifestazione del 14 dicembre e di tutte le altre sui tetti e nelle piazze, noi come voi che partecipiamo a «Uniti contro la crisi», noi come voi che eravamo a Marghera, noi come voi che sosteniamo i referendum per l’acqua pubblica e contro il nucleare, noi come voi che sosteniamo i diritti degli immigrati: dovremmo, appunto, lavorare insieme perché non sarà semplice neppure che queste istanze trovino un adeguato spazio in un programma di centrosinistra, visto che il Pd non ha aderito né partecipato a molte delle iniziative di cui parlo. Davvero è credibile che trovino spazio in un’alleanza elettorale come quella proposta da Nichi, a meno che non si ritenga che si possa mettere tra parentesi la crisi economica, l’aumento della disoccupazione, la precarietà.
C’è l’urgenza di una risposta democratica al decadimento del paese? L’opposizione dovrebbe rispondere alle tante piazze organizzando la sua risposta, che dia segno di ascolto, per questo sarebbe davvero importante indire una manifestazione dell’opposizione nelle celebrazioni dell’unità d’Italia all’insegna dell’unità contrattuale, dell’unità nei diritti nel solco di quell’unità del Paese voluta da Di Vittorio, la Federazione della sinistra ha avanzato l’ipotesi di farla il 17 marzo.
Ritengo non valga la pena di sacrificare la possibilità per la sinistra di ritrovarsi, vista la tanta condivisione che c’è e che si è manifestata in nome di un’alleanza elettorale che va da Fini a Vendola e all’insegna di una riforma elettorale della quale, peraltro, non c’è neppure una traccia di unità di intenti o sul conflitto di interessi di cui il centrosinistra non ha dato buona prova nell’ultimo governo Prodi. Temi di cui non mi sfugge l’importanza ma che tuttavia eludono la questione sociale e l’arretramento culturale del paese.

Rosa Rinaldi
Segreteria Prc

il Manifesto 19.02.2011

domenica 13 febbraio 2011

Dai territori: presentazione del Libro "La peste" di Tommaso Sodano a Venezia


Segnaliamo la presentazione del Libro di Tommaso Sodano LA PESTE DEI RIFIUTI, organizzata presso la libreria Feltrinelli di Mestre (Venezia) il 17 febbraio 2011, ore 18.00 

TOMMASO SODANO, già Presidente della commissione Ambiente e Territorio del Senato e membro della commissione Bicamerale per i rifiuti, attualmente Capogruppo della Federazione della Sinistra nel consiglio provinciale di Napoli, esponente dell'area politico-culturale Rifondazione per la Sinistra, è l'uomo che con le sue denunce ha fatto scattare le inchieste sulla gestione dei rifiuti in Campania e sul coinvolgimento della camorra (e per questo è stato minacciato di morte). Nel libro "La peste. La mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana" (Rizzoli), scritto con il giornalista Nello Trocchia, ci mostra perché il contagio della politica criminale si è ormai esteso a tutta l’Italia.

Insieme all'autore intervengono

GIANLUCA SCHIAVON, Direzione Nazionale Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra
GUIDO MOLTEDO, saggista, caporedattore centrale di "Europa"

coordina ALBERTO FARINATO, Coordinamento Provinciale Giovani Comuniste/i Venezia

Direzione Nazionale: intervento di Gianluca Schiavon

La fase politica si presenta come caratterizzata da una marcata ripresa economica in Germania e da una flebile ripresa in Francia mentre tutto il resto dell’Europa arranca. In questo quadro aggravano la crisi italiana il combinato e disposto di tre fattori: le politiche antioperaie di Marchionne, quelle  totalmente subalterne al suo modello del Governo e quelle di un’opposizione parlamentare attardata su un anti-berlusconismo ipermoralista. Questa situazione acuisce la fatica dei nostri compiti. La Federazione della Sinistra e il Partito della Rifondazione dovrebbero caratterizzarsi non solo per un progetto antagonista e anticapitalista  ma anche per una proposta concreta redistributiva delle ricchezze in assenza di una forza social-democratica credibile.
Siamo però oggi costretti a occuparci anche della micro-scissione sull’appello dei compagni della rivista “L’Ernesto” perché mette in difficoltà al contempo il bisogno di allargamento della sinistra e quello di mantenimento di un soggetto comunista rifondato dalle fondamenta. Le posizioni di questi compagni sono note ma ciò che infastidisce è il sostegno più o meno esplicito da parte di autorevoli compagni del PdCI ai quali va chiesto  un chiarimento in sede degli organismi della FdS. L’appello che ha dato vita alla scissione infatti ci accusa esplicitamente di “eccletismo”, di ripudio di tutta la storia del movimento comunista del ‘900 e considera un errore inemendabile l’essere stati tra i fondatori del Partito della sinistra europea:  può sostenere il PdCI una simile posizione o anche accettare nel suo seno dei compagni che la sostengono? Possiamo lavorare tutti per rafforzare e allargare la Federazione invece che per mettere in difficoltà il Partito della Rifondazione comunista ‘socio fondatore’ dal peso organizzativo più importante?

Per quanto riguarda la nostra campagna – condividendola soprattutto per la patrimoniale e per un ritorno alla progressività della tassazione  –  sottolineo alcuni punti che meritano un approfondimento: in presenza di un invecchiamento della popolazione italiana e della situazione economica una intera generazione è costretta dalla precarietà ad una ‘gioventù coatta’ cioè a una condizione di (parziale o totale)  dipendenza dalla famiglia fino a ben oltre la soglia dei 30 anni dobbiamo parlare ad essa con una proposta specifica. Si tratta di soggetti cui è stato imposta una condizione lavorativa giuridicamente da lavoratori autonomi anche se la materialità del loro lavoro è totalmente etero-diretta (esempio tipico molte partite IVA) e per i quali dobbiamo pensare uno stato sociale inclusivo e in parte nuovo.

Secondo aspetto su cui intervenire è un impegno esplicito per difendere le decine di migliaia di posti di lavoro che si perderanno con il mancato rinnovo dei contratti a termine nel pubblico impiego. Dobbiamo spiegare che si tratta di uomini e donne che prestano servizi utilissimi: sono le maestre d’asilo, i ricercatori precari ma anche gli addetti ai servizi sociali dei Comuni e tante altre figure che tengono in piedi i servizi pubblici. Questo taglio di posti di lavoro, che è un taglio al welfare urbano, va collegato immediatamente alla campagna elettorale importantissima della prossima primavera nella quale voteranno Comuni come Milano, Torino, Napoli, Cagliari, Reggio Calabria, Trieste. E collegata al rinnovo di molti governi locali sarà anche la tenuta del Governo e della figura del Presidente del Consiglio. Credo quindi una buona riuscita nelle elezioni amministrative possa creare una parte fondamentale del consenso alle nostre posizioni, ai nostri progetti e alla battaglia unitaria per l’alleanza democratica costituzionale contro Berlusconi. L’ultimo aspetto necessario per ottenere consenso su una piattaforma è l’inserimento di un punto specifico di lotta agli sprechi della pubblica amministrazione che per noi sono non solo le consulenze milionarie, i super-stipendi a finti manager, ma anche il proliferare di nuove Province, authorities, società partecipate o enti para-pubblici.

Gianluca Schiavon
Direzione Nazionale PRC 10.02.2011

giovedì 10 febbraio 2011

Rocchi: Con le scissioni non si fa unità

L’appello uscito nei giorni scorsi a firma, tra gli altri, di Fosco Giannini e Fausto Sorini per la ricostruzione del Partito Comunista richiede una discussione serena, a prescindere dal numero esiguo di quanti hanno prodotto questa ennesima scissione. Non è infatti una novità che questi compagni e compagne esprimessero un dissenso di fondo verso le scelte che Rifondazione Comunista aveva costruito nel corso di un lungo periodo, nonché verso la critica serrata all’esperienza dei Paesi del cosiddetto socialismo reale ed al loro drammatico crollo. Così come non era da loro condivisa la critica allo stalinismo e la riflessione critica su quello che è stato più complessivamente il ’900, con quella “scalata al cielo” rappresentata dalla Rivoluzione d’Ottobre. Non era da loro altresì condivisa una nuova teoria e pratica di rapporto coi movimenti a partire da quello, straordinario, che fu capace di una critica radicale alla globalizzazione neo/liberista e che sfociò nelle grandi giornate di Genova.
Questa elaborazione ha rappresentato il fulcro portante di un faticoso processo per la ricostruzione di una Rifondazione Comunista e non per la riproposizione di un Partito Comunista come pura continuità di una storia del passato. Non è un caso che in quell’appello questi temi siano totalmente rimossi o peggio interpretati come i responsabili della perdita di ogni spinta propulsiva del Partito della Rifondazione Comunista. Io penso esattamente il contrario. La grave crisi capitalistica attuale, che non è un passaggio congiunturale, ma strutturale, così come le lotte che i lavoratori e le lavoratrici stanno sviluppando contro i suoi effetti devastanti, e la nascita di movimenti con caratteristiche nuove rispetto ad esperienze del passato, come nuove soggettività critiche dentro la crisi (basta pensare agli studenti ed ai precari o all’Egitto o alla Tunisia etc.) ci pongono una grande domanda di riprogettazione e ricerca per la riattualizzazione della prospettiva del Socialismo del XXI Secolo.
Certamente dobbiamo ripensare criticamente anche la nostra storia recente, che sarebbe sbagliato intestare a questo o a quello, per non ripetere errori del passato e per sviluppare il progetto e la proposta politica che siamo andati costruendo dal dopo Chianciano ad oggi. Chi ha scelto di proseguire l’esperienza di Rifondazione Comunista lo ha fatto convinto della necessità di riaggiornare e ridefinire il ruolo dei comunisti oggi, e non quello della loro liquidazione. Non perché si pensasse ad una autosufficienza dei comunisti nella costruzione di un processo di trasformazione della società (per affrontare il quale rimane invece fondamentale la formazione di una sinistra di alternativa nella quale viva una contaminazione dei pensieri critici verso la società capitalistica), ma perché convinti che senza un ruolo ed una presenza rinnovata dei comunisti si rischiasse una deriva moderata e subalterna ai processi di governo temperato del capitalismo stesso.
Nello stesso tempo, l’analisi dei processi e dei rapporti di forza reali ci ha portati ad avanzare la proposta di un’alleanza democratica per cacciare Berlusconi e fermare Marchionne. E con altrettanta chiarezza a constatare come non ci siano le condizioni per un programma di governo che segni una reale alternativa programmatica alle politiche europee. La costruzione della Federazione della Sinistra è quindi per noi una scelta strategica, non tattica, che il recente congresso ha concretizzato ed avviato come percorso aperto a tutte le soggettività che vorranno concorrervi e come contributo alla costruzione di una più ampia sinistra di alternativa, così come di una Sinistra unitaria a livello Europeo.
Dentro questo percorso proponiamo un confronto a tutti i comunisti per la ridefinizione di cosa voglia dire essere comunisti oggi, per quale progetto di società. La mia critica all’appello lanciato da Giannini e Sorini riguarda i temi di fondo, non è cioè limitata alla considerazione, ovvia, che non è con le scissioni che si costruisce l’unità, favorendo esse, semmai, il contrario. Il loro progetto si pone nei fatti e nelle argomentazioni come alternativo alla costruzione della Federazione della sinistra ed alla riattualizzazione del processo di una rifondazione comunista. Contemporaneamente, non capisco come una posizione così possa approdare al Pdci che ha fatto con noi ed insieme ad altri la scelta della Federazione della Sinistra. Su questo sono convinto che il portavoce della Federazione stessa istruirà una discussione ed i chiarimenti necessari.
 
Augusto Rocchi

Liberazione:10/02/2011