CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA

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MANIFESTAZIONE NAZIONALE Sabato 15 ottobre ROMA – ore 14

VIII CONGRESSO


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MANIFESTAZIONE 16 OTTOBRE ROMA

domenica 22 maggio 2011

Rinaldi: lettera al direttore de La Repubblica

Gentile Direttore,
scorrendo le pagine e gli articoli del suo quotidiano La Repubblica, è praticamente impossibile trovare traccia, degna di nota, relativamente al Partito della Rifondazione comunista e alla Federazione della Sinistra.
Ci spiace constatare la pervicace censura di cui siamo fatti oggetto, sia in occasione di manifestazioni pubbliche: da quelle per la libertà di stampa, a quelle sindacali; da quelle contro la guerra a quelle in difesa della Costituzione; sia per quanto attiene le proposte e le ipotesi politiche di cui siamo protagonisti e che, se vorrà, volentieri  Le illustreremmo.
La censura, tuttavia, si è pienamente espressa sia in occasione della campagna elettorale, dove siamo stati sistematicamente cancellati, sia dalle vostre proiezioni sulle intenzioni di voto, che dalla nostra presenza all’interno delle coalizioni per le elezioni amministrative (come, per esempio, a Milano con Pisapia o a Napoli con De Magistris); oppure nel caso in cui, come a Reggio Calabria, abbiamo espresso candidati a sindaco su cui sono poi convenuti sia il PD che l’IDV.
Questi sono solo alcuni esempi su come la Federazione della sinistra ha saputo coniugare autonomia ed unità nelle compagini elettorali, e di come il nostro risultato, ha, non meno di SEL e IDV, significativamente contribuito al successo dei candidati di Centro sinistra. Naturalmente Le sarà facile verificare quanto sto affermando con una semplice scorsa dei dati.
A fronte del risultato da noi ottenuto nelle urne diventa francamente insopportabile l’ostinata censura messa in atto dal Suo giornale anche oggi a seguito dei risultati e vorremmo fare appello, almeno, al “diritto di cronaca”, trattandosi, per parte Vostra, non solo di censura ma di vera e propria omissione.
Certa che vorrà verificare quanto più sopra sostenuto, e che si farà promotore di ristabilire almeno i dati di realtà, se lo riterrà io insieme ad una delegazione della Federazione della sinistra La incontreremmo volentieri per esporle quanto qui sommariamente tracciato.

Cordiali saluti

Rosa Rinaldi - Segreteria nazionale PRC, Resp. comunicazione
 

lunedì 9 maggio 2011

Tu quoque Nichi? Lettera aperta e "di parte" a Nichi Vendola, di Luisa Morgantini e l'adesione della Federazione di Pordenone

Caro Nichi, dicci che non è vero e che è stato tutto un terribile equivoco. Non hai mai descritto Israele come “un Paese che ha trasformato aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”. Non ne hai mai parlato come di “un Paese che si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua” senza dire che nei territori occupati il ciclo dell’acqua consiste nel sottrarre l’acqua ai palestinesi per annaffiare colonie illegali. E’ stato quel furbacchione dell’Ambasciator Meir a “confondere un po’ le acque”? E allora perché non pubblicare una bella smentita? Ti hanno già scritto in molti e lo ha già fatto molto bene Myriam Marino, ci siamo anche noi: un bel gruppo di persone le più diverse appena tornate da un “viaggio di conoscenza” in Israele e Palestina, pensa. Uno di quei bei viaggi organizzati dall’Associazione per la Pace di Luisa Morgantini, un viaggio che nessuno di noi dimenticherà mai, che è appena cominciato e che vogliamo continuare, anche con te se ne avrai voglia e curiosità. Si dice che la Sinistra sia molto più brava a fare autocritica che a criticare i propri avversari.
E infatti eccoci qua, a esercitare la nostra critica, tanto forte quanto forti sono le nostre aspettative nei tuoi confronti. Molti di noi sono “di sinistra”, alcuni di noi militano nelle file di Sinistra, Ecologia e Libertà. C’è anche chi non vede l’ora di vederti a capo di un governo che traduca sogni di giustizia in realtà quotidiana. Tutti noi crediamo che essere “radicali” non voglia dire essere “faziosi” e per forza “oppositivi”, ma essere in grado di arrivare alle radici delle cose, per capirle, interpretarle e tentare di dare risposte a questioni che sembrano difficili da risolvere. Siamo contrari a battaglie identitarie che servono solo a dare un’etichetta a chi si sente perso senza un simbolo appiccicato addosso. Crediamo che oggi più che mai sia necessario studiare e reinterpretare il mondo. Neanche a te piacciono gli slogan vuoti e anche tu hai sempre voglia di imparare. E’ finita l’epoca della fedeltà assoluta ad una “causa superiore”, bisogna coltivare il dubbio, siamo d’accordo. Ma alcune battaglie vanno portate avanti con convinzione. Per questo abbiamo superato i dubbi di Pasolini su Israele e il mondo arabo e non abbiamo dubbi da che parte stare quando si parla dei Territori Occupati. Ogni tanto fa anche bene sentirsi nel giusto. A noi ha fatto bene manifestare contro il Muro a Bil’in insieme ai comitati palestinesi di resistenza popolare, ballare a Sheik Jarrah con i giovani israeliani strillando a una voce “One, two, three, four…occupation no more!”. Davanti a noi, due coloni che facendo finta di niente leggevano il Talmud seduti sul divano in cortile. Hanno ignorato noi come ogni giorno ignorano l’anziana profuga palestinese, a cui hanno occupato la casa assegnata dall’UNRWA ma che in quel cortile ha deciso di viverci lo stesso, sotto una tenda. Ci ha fatto bene conoscere gli Human Supporters di Nablus che aiutano i bambini a superare il dolore, e ci ha fatto bene vedere quel che riesce a fare il Rehabilitation Centre di Hebron in una città militarizzata da 5000 soldati venuti a proteggere i 400 coloni che hanno occupato il centro storico rendendo la vita impossibile ai palestinesi. Tutto questo ci ha fatto bene, ma ci ha fatto anche soffrire, perché l’ingiustizia fa soffrire, come fanno soffrire i racconti di violenza inaudita che ci sono stati riferiti dalle stesse vittime, anime di un assurdo purgatorio che chiedono di riportare in terra la loro verità.
Nichi, lo sai che nell’ “unico Stato democratico del Medio Oriente” esistono le prigioni per i morti? Quelle dove i palestinesi marciscono, letteralmente, per scontare pene di 250 anni?Noi comprendiamo le ragioni diplomatiche che ti spingono a parlare anche con l’Ambasciatore di uno Stato che pratica l’apartheid, ma è davvero necessario sposarne e diffonderne la propaganda? Non dobbiamo dirti noi che già nella Bibbia la Palestina è identificata come la terra dove scorrono latte e miele: non è stato certo lo Stato di Israele a renderla fertile. Semmai, lo Stato di Israele sta utilizzando i territori abitati dai palestinesi come discariche. E a proposito di tecniche d’avanguardia, lo sai che dalle belle oasi che si sono costruiti in Cisgiordania i coloni aggrediscono i bambini palestinesi che per andare a scuola senza fare deviazioni chilometriche osano avvicinarsi a loro? E sai che non lontano dalle meravigliose palme piantate dai coloni nella Valle del Giordano esistono villaggi di beduini dove l’acqua potabile non passa perché è stata deviata? Siamo andati a conoscerli i bambini di questi villaggi, abbiamo visto le loro scuolette fatte coi copertoni delle macchine (anche grazie all’aiuto della cooperazione italiana), abbiamo visto le tende dove fanno lezione in attesa che sia pronta la scuola di fango intitolata a Vittorio Arrigoni: qualche mattone l’abbiamo messo pure noi, simbolicamente, per testimoniare la nostra vicinanza. Giardinetti per loro non ce ne sono, e qualcuno vorrebbe che neanche loro fossero lì. Come a Gerusalemme, dove i palestinesi non possono costruire case nemmeno sulla terra che appartiene a loro. E i figli devono arrangiarsi altrove, perdendo in questo modo per sempre la residenza. E allora Nichi, questa terra che in tutto sarà grande come la tua Puglia, bisogna conoscerla tutta per saper distinguere gli orrori dalla speranza, per capire che anche chi sta male a volte non si arrende. Per denunciare chi, nel nome di una religione e di una cultura, fa terra bruciata intorno a sé, teorizzando e riuscendo a far passare il messaggio che i suoi diritti valgono più dei diritti degli altri. Lo stato di Israele sarà pure denso della cultura ebraica che tutti apprezziamo, ma cosa c’entra questa cultura con le prevaricazioni che subiscono i palestinesi? Infine, riguardo al tuo desiderio di “sviluppare reciprocamente le attività turistiche”, ci chiediamo: è per difendere questa cultura che quegli uomini e donne di ghiaccio del sistema di sicurezza israeliano hanno sottoposto noi “turisti” italiani a un vero e proprio interrogatorio sulla via del ritorno, all’aeroporto di Tel Aviv? Terrorismo psicologico, il loro, roba da farti venire la tremarella. L’accusa, gravissima, quella di “essere dei volontari”. Pensa che curioso, ci hanno accusati di essere venuti in Israele “solo” per aiutare i palestinesi, e hanno voluto le prove che fossimo stati nei posti giusti: posti, ad esempio, come i giardini di Haifa di cui sono (siete?) tanto orgogliosi. Fra le tante foto “compromettenti” che hanno visto dopo averci requisito la macchina fotografica è spuntata fuori anche quella dei giardini di Haifa. Meno male, siamo particolarmente sensibili ai giardini. Ci vuoi venire a vedere i giardini e le palme con noi? Noi ti ci portiamo volentieri, ma poi facciamo anche un viaggio nei villaggi e nelle città palestinesi.

Con la stima che non vogliamo perdere,

Luisa MORGANTINI
con pacifisti italiani che sostengono il popolo palestinese

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Compagno Nichi,
sottoscriviamo, perché crediamo nelle cose scritte, lettera aperta della Morgantini
Poiché siamo apertamente, sinceramente ed orgogliosamente “di parte” (come ci ha definiti la coordinatrice provinciale di SeL a Pn rifiutando, anche se ce lo aveva lei chiesto 20 ore prima, un accordo elettorale con noi, pensando così, magari, di denigrarci) noi stiamo dalla parte di quel popolo che da decine di anni lotta contro una pesantissima occupazione militare senza che mai le potenze occidentali si siamo spese a suo favore, anzi, mentre ora quelle stesse potenze, tra cui l’l’Italia bombardano la Libia con la scusa di aiutare il popolo.
Siamo dalla parte di tutti popoli dell’area mediorientale e nord africana che oggi, anche a prezzo della vita, si stanno ribellando alle tirannie.
Siamo dalla parte di chi si schiera contro ogni aggressione e guerra assieme a tante/i come Giuliana Sgrena, che si è” ribellata” al “trattamento” poco dignitoso che avrebbe dovuto, alcuni mesi a PN, organizzata da SeL provinciale, farsi presentare da un “giornalista” locale apertamente guerrafondaio, denigratore dei pacifisti e sostenitore di campagne anti immigrati.
Siamo dalla parte di chi cerca di costruire una sinistra unita, plurale, “di parte” (dalla parte dei lavoratori, dei giovani, di tutti i diversi, per i diritti, contro ogni sfruttamento e discriminazione),…..
SEI ANCORA ANCHE TU NICHI …”DI PARTE” ???


Michele NEGRO
assieme a compagne/i di Rifondazione Comunista, delle/dei Giovani Comuniste/i , della Federazione della Sinistra di Pordenone.